— Epistemologia

I nostri fondamenti

Da dove guardiamo quando guardiamo una persona. Le premesse teoriche che rendono la Gestalt del CSTG un metodo, e non una collezione di tecniche.

Premesse

Sei radici

La Gestalt non nasce come tecnica, ma come sguardo. Sei premesse epistemologiche tengono insieme il modo in cui, al CSTG, si osserva, si insegna e si sta in seduta.

01

Fenomenologia

Sospendere il giudizio e tornare al fenomeno così come si dà. In terapia significa descrivere prima di interpretare, restare con ciò che accade nel qui e ora: il tono della voce, il respiro che si blocca, il gesto che anticipa la parola. L'epoché non è neutralità fredda, è disponibilità a lasciarsi sorprendere da ciò che si presenta.

02

Teoria del campo

Nessun comportamento è comprensibile fuori dal campo in cui emerge. Terapeuta e paziente non sono due entità separate che si osservano, ma un sistema in cui ogni mossa modifica l'insieme. Da Lewin in poi, il sintomo smette di essere una proprietà dell'individuo e diventa una configurazione del campo organismo-ambiente.

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Olismo

L'insieme non è la somma delle parti. Corpo, emozione, pensiero e relazione sono livelli di uno stesso processo, non funzioni da trattare separatamente. È la lezione della psicologia della forma applicata alla clinica: si lavora sulla configurazione complessiva dell'esperienza, non sul frammento isolato.

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Contatto e confine

La salute è la capacità di stare al confine di contatto: differenziarsi e incontrare, prendere e lasciare. Le modalità con cui il contatto si interrompe — confluenza, introiezione, proiezione, retroflessione, egotismo — sono la grammatica clinica della Gestalt: non difese da smascherare, ma adattamenti creativi da riconoscere e rendere di nuovo scegliibili.

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Complessità

Il pensiero della complessità e le scienze contemporanee offrono alla Gestalt un linguaggio per parlare di processi non lineari, emergenza e auto-organizzazione. Il cambiamento terapeutico non è un effetto proporzionale alla causa: è una riorganizzazione del sistema che avviene quando le condizioni sono mature.

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Prospettiva archetipica

Il tripode delfico del CSTG: il presente gestaltico, la memoria psicoanalitica, l'orizzonte junghiano e mitopoietico. Il sogno, il mito, l'immagine non sono ornamenti culturali ma materiali clinici vivi, che restituiscono all'esperienza individuale una profondità collettiva.

Fattori comuni

Ciò che accomuna le psicoterapie

Il CSTG ha lavorato a lungo, anche in sede federativa e congressuale, sulla domanda che attraversa il campo: quanto conta il modello e quanto contano i fattori che tutti i modelli condividono? Riconoscere i fondamenti comuni non attenua l'identità gestaltica: la rende consapevole.

L'alleanza

La qualità del legame terapeutico resta il predittore di esito più robusto, in ogni modello. La Gestalt lo dice a suo modo: è il contatto che cura, non la tecnica.

La cornice

Setting, contratto, regolarità, confini: la struttura non è burocrazia, è ciò che rende sopportabile il rischio del cambiamento.

La rinarrazione

Ogni psicoterapia offre al paziente un modo nuovo di raccontarsi. Cambiano i vocabolari, resta la funzione: dare forma a un'esperienza che prima non ne aveva.

La persona del terapeuta

Ciò che il terapeuta ha attraversato di sé è parte dello strumento. Per questo la formazione al CSTG intreccia teoria, terapia personale e supervisione.

Definire

Che cosa intendiamo per psicoterapia

Le definizioni non mancano: sono talmente tante da far supporre che nessuna sia davvero esaustiva. Fra tutte, il volume curato da Riccardo Zerbetto sceglie quella di Umberto Galimberti.

«Processo interpersonale, consapevole e pianificato, volto a influenzare i disturbi del comportamento e situazioni di sofferenza con mezzi prettamente psicologici, per lo più verbali ma anche non verbali, in vista di un fine elaborato in comune».

U. Galimberti, 1992 — citato in R. Zerbetto (a cura di), Fondamenti comuni e diversità di approccio in psicoterapia

Tassonomia

Sei criteri per orientarsi tra gli approcci

Nell'introduzione al volume, Riccardo Zerbetto propone sei criteri per distinguere i modelli psicoterapeutici senza ridurli l'uno all'altro. È la griglia con cui, al CSTG, si colloca la Gestalt dentro il panorama delle psicoterapie.

01

Epistemologia di riferimento

È il criterio più accreditabile e insieme il più difficile da definire. Distingue gli indirizzi psicoanalitico-psicodinamici — che privilegiano la dimensione intrapsichica e fantasmatica — da quelli cognitivo-comportamentali — centrati sui comportamenti e sulla possibilità di condizionarne la modificazione — e dalla cosiddetta «terza via» umanistica, in cui la Gestalt si propone di agire sul sé, inteso come interfaccia tra agiti e vissuti, zona di contatto tra mondo esterno e mondo interno.

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Definizione del setting

Terapie individuali, di coppia e famiglia, di gruppo, delle organizzazioni. Un criterio semplice e molto usato, ma che rischia di appiattire differenze sostanziali: esistono lavori con la famiglia di matrice analitica, comportamentista o umanistico-esperienziale. L'estensione del setting è più una specializzazione di un modello epistemologico che un elemento capace di identificare un approccio.

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Metodologia

Non di rado gli approcci si differenziano per una tecnica adottata in via prioritaria: la drammatizzazione nello psicodramma, il rilassamento e il training autogeno, i percorsi immaginativi, l'induzione ipnotica. Ma la stessa tecnica cambia natura secondo la cornice: l'ipnosi di derivazione analitica fa emergere materiale rimosso da rielaborare, quella comportamentista induce una modificazione senza attesa di consapevolezza.

04

Fase del ciclo vitale e patologie specifiche

Alcuni percorsi si definiscono per l'età dei pazienti — infanzia, adolescenza — o per il tipo di problematica, come nel caso delle dipendenze, tradizionalmente legate a un nodo tardo-adolescenziale. Anche qui resta decisiva la collocazione del quadro epistemologico: la «tradizione di studi» è esplicitamente richiesta dal Ministero come prerequisito per il riconoscimento dei corsi di specializzazione.

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Rapporto mente/corpo

Una disciplina che si rivolge alla psiche riconosce implicitamente il primato della dimensione mentale; gli approcci psico-corporei rivendicano invece un lavoro esplicito sul corpo. Penalizzarli sarebbe ingiustificato: una vasta messe di esperienze mostra quanto integrare la dimensione corporea eviti di perpetuare quella scissione mente-corpo così spesso implicata nella sofferenza di chi chiede aiuto.

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Durata

Accanto alla tradizione analitica dell'analisi «interminabile», che non fissa un termine e sfocia in un'autoesplorazione dalle finalità più ampie di quelle terapeutiche, si collocano le brief psychotherapies, target oriented e centrate sul problem solving. Non profonde ristrutturazioni di personalità, ma aspetti sintomatici ben identificati, dentro una contrattualità terapeutica che ne definisca i confini.

Roma, 1997

Common ground and different approaches

La riflessione del CSTG sui fondamenti comuni ha una data e un luogo precisi.

Nel 1997 il IX congresso annuale della European Association for Psychotherapy si tenne a Roma sul tema Common ground and different approaches in psychotherapy. Per la prima volta si trovavano riuniti delegati di trentadue nazioni europee, diciotto associazioni nazionali di area e un numero consistente di organizzazioni europee dei singoli orientamenti. La responsabilità organizzativa fu di Riccardo Zerbetto, allora presidente della EAP.

Da quel congresso nacque anche il lavoro della sottocommissione EAP per la validazione scientifica degli orientamenti, coordinata dallo stesso Zerbetto: un tentativo di distinguere i metodi validated — consolidati da una lunga tradizione di studi, pubblicazioni e training — dai new trends, senza scivolare né in un rigore impraticabile né in un'apertura indiscriminata. Fra i criteri proposti: una cornice epistemologica compiuta, almeno venticinque anni di attività formativa e pubblicazioni, ricerca empirica su processo ed esito, presenza in almeno sei paesi europei, un codice etico compatibile con quello della EAP.

È dentro questa cornice che la psicoterapia della Gestalt si è affermata come indirizzo riconosciuto dell'area umanistica, ed è da questa esperienza che il CSTG ha ereditato una postura: rivendicare la propria identità gestaltica sapendo con precisione che cosa la distingue e che cosa la accomuna agli altri approcci.

Riferimenti

Per approfondire

R. Zerbetto (a cura di), Fondamenti comuni e diversità di approccio in psicoterapia

FrancoAngeli, Milano 2007 — ISBN 978-88-464-6970-0. Un confronto fra scuole e approcci sulle premesse che la psicoterapia condivide e su ciò che invece la differenzia.

Scheda su Internet Archive

Monografie di Gestalt e Collana delle Tesi

La riflessione teorica del CSTG prosegue nelle pubblicazioni della scuola e nelle tesi degli allievi raccolte nella collana editoriale.

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Non si insegna a stare nella relazione: si impara standoci, sotto lo sguardo di chi ci è passato prima.

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Dalla teoria alla clinica

I fondamenti diventano metodo nel corso quadriennale: teoria, esperienza personale, supervisione e tirocinio.